Formazione Tecnica
Il pericolo NON il mio mestiere
( sono un necroforo..non un'acrobata )

La “famigerata” legge 626/94, recante disposizioni volte a tutelare la salute dei lavoratori, nell’esercizio delle loro mansioni, ha costretto tutti gli operatori a prender coscienza di una verità scomoda troppo spesso nascosta con l’ipocrisia di chi non vuole confrontarsi con la realtà dei problemi: il necroforato è un mestiere potenzialmente pericoloso e, di conseguenza, deve esser svolto nel pieno rispetto delle norme di sicurezza previste dal legislatore.

Vi proponiamo, in modo analitico e sequenziale una carrellata sulle situazioni di reale rischio che interessano noi poveri “becchini”.

La redazione di Funeralia rivolge un particolare ringraziamento al Dottor Matteo Rebecchi del Policlinico di Modena, per le sue intelligenti osservazioni in ambito medico legale e di medicina del lavoro.
Senza il suo fondamentale contributo difficilmente saremmo riusciti a pubblicare un articolo così particolareggiato e preciso.

Chiusura della cassa
saldaturaPer garantire, in un feretro, la perfetta ermeticità a liquidi cadaverici o gas putrefattivi la legge prescrive che la cassa destinata a tumulazione sia chiusa a fuoco o con altro metodo equivalente.

foto: cortesia ditta PROSAN

Molte imprese italiane adottano ancora il sistema della tradizionale sigillatura con il saldatore perché ritenuto più economico e maggiormente affidabile.

I necrofori, durante questa delicata operazione, sono sottoposti a due tipi di esalazioni nocive: l'acido muriatico indispensabile per il decappaggio della lamiera rilascia vapori fortemente tossici, mentre anche la lega di stagno e piombo, usata come materiale d'apporto, per congiungere coperchio e vasca metallica, produce fumi irritanti per le vie respiratorie.

C'è poi un'ultima questione, legata all'uso di fiamme libere, anche in ambienti molto piccoli e per nulla agevoli.

Le cronache locali riportano diversi episodi di necrofori così maldestri da aver incendiato arredi e drappi funebri, prima di riuscir a saldare l’involucro di zinco.

Trasporto del feretro dal luogo del decesso fino al cimitero

La colonna vertebrale è l'elemento dello scheletro più soggetto a sforzi e conseguenti lesioni, anche gravi.

corteoErroneamente, invece, si pensa al trasporto a spalla come ad una tecnica che permetta di distribuire il peso lateralmente, tra scapole ed arti, in modo più bilanciato.

I frequenti dolori articolari, localizzabili nella regione lombare, di cui spesso si lamentano i necrofori, però, dimostrano, coi i fatti, quanto questo luogo comune sia inesatto.

In verità, la spina dorsale regge da sola tutta la manovra, sopportando l’intero il peso, prima che quest'ultimo, per gravità, sia ripartito sulle due gambe.

Reggere un feretro, mentre si scendono i gradini, risulta un momento sgradito e doloroso per tutti gli operatori: vediamone i motivi:

Il vero problema è rappresentato dal peso che si scarica in maniera asimmetrica sulle spalle dei portantini.

Dobbiamo, infatti, considerare come, lungo una rampa di scale, un feretro non abbia mai un assetto stabile, perché durante il movimento dei necrofori verso il piano terra, la posizione del suo baricentro (il punto fisico cui si scaricano tutte le forze) varia continuamente.

strettoieAffrontare pianerottoli e ballatoi angusti è ancora più complicato, perché bisogna "far girare la cassa" e trovare una traiettoria abbastanza stretta, così da impostare la curva.

Basta un semplice errore, magari su di una tromba delle scale particolarmente ripida e stretta, per far impuntare la cassa contro uno spigolo e costringere così i necrofori a faticosi e reiterati tentativi, mentre all'interno della cassa il povero cadavere sbatte e si scompone a causa d’urti ed improvvisi scuotimenti.

Persino in situazioni più “normali” capita di frequente che il personale delle imprese funebri debba sottoporsi a sforzi fisici non indifferenti per muovere, o spostare una bara oppure un cassone per recupero salme, spesso in condizioni di precaria stabilità.

Improvvise lombalgie o dolori articolari, di cui spesso i necrofori soffrono, si traducono in giornate di malattia ed assenze, assai dannose nella gestione dell’impresa.

Sarebbe allora proficuo, anche sotto l’aspetto dell’immagine, che le imprese si dotassero di strumenti adatti, come carrelli “scendi scale” per rendere più agevole e professionale il lavoro dei propri addetti.

Recupero salme di persone decedute in luogo pubblico e loro trasferimento verso l'istituto di medicina legale, vestizione e deposizione della salma nella cassa.

immagineIl rischio di contrarre infezioni è sempre presente, soprattutto quando si debba manipolare una salma di cui non si conosca la causa di morte. AIDS ed EPATITE sono le malattie più temute.

Trattamenti conservativi

In molte realtà locali sono gli stessi necrofori, e non l'ufficiale sanitario, a praticare sulla salma la siringazione cavitaria.

Com'è noto si tratta di una cartuccia caricata con 500 centimetri cubi di formaldeide.
Attraverso un lungo ago acuminato si perfora la regione del basso addome per iniettare nelle viscere questa sostanza periossidante.

L'aldeide formica potrebbe procurare seri problemi alle vie respiratorie ed è, inoltre, dotata di un fortissimo potere cancerogeno.

Per limitare l'esposizione agli effetti indesiderati del formolo sono state introdotte siringhe monouso munite di un particolare cappuccio rigido che copre

Scavo della fossa e copertura della stessa

La cassa è, quasi sempre, calata nella fossa attraverso due funi che la cingono agli estremi.

Si tratta di un modo poco ortodosso (nei riguardi del defunto) ed ancor meno funzionale.

I necrofori, infatti, sono sottoposti a sforzi incredibili, mentre la cassa potrebbe intraversarsi non appena entrata nello scavo o, peggio ancora, cadere con grande fragore sul fondo della buca e sfasciarsi.

Taglio della cassa di zinco

Si provvede a quest'operazione in caso di:

  1. feretri destinati ad interramento, ma confezionati con duplice cassa, per trasporti particolarmente lunghi,
  2. ricognizione sui resti mortali quando siano già passati gli anni di sepoltura legale
  3. disposizione dell'autorità giudiziaria per procedere ad un’estumulazione straordinaria.

immagineSpesso si verificano, tra gli affossatori, incidenti causati dall'eccessiva leggerezza ed approssimazione con cui costoro entrano in contatto con la lamiera zincata senza le adeguate protezioni.

E' facilissimo procurarsi tagli e piccole ferite, la minaccia mortale del tetano, poi, è sempre terribilmente presente.

Risanamento di un loculo

immagineSe una tomba è interessata da fenomeni percolativi il personale del cimitero, ma anche i necrofori in servizio presso le imprese funebri, debbono intervenire per ripristinare la tenuta stagna della sepoltura.
Lo scoppio della bara produce la fuoriuscita di liquami cadaverici ed odori nauseabondi

Sino a quando non sia stato avvolto con nastro metallico il feretro danneggiato gli operatori rimangono a contatto per lunghissimi minuti con materiale organico guasto, almeno per tutto il tempo necessario alla saldatura della vasca zincata.

I miasmi rilasciati dal cadavere potrebbero esser vettori di micidiali infezioni.

Esumazione del cadavere

immagineQuando la benna dell'escavatore raggiunge il coperchio ormai fradicio del feretro è necessario che sia un affossatore a scendere direttamente nella fossa per estrarre l'ossame dalla fanghiglia.

Il contatto con resti mortali, brandelli di tessuto (si pensi al velo coprisalma, all'imbottitura della cassa oppure agli stessi vestiti indossati dal cadavere) e le assi marce della cassa è pressoché inevitabile.

Per esser più rapidi in queste operazioni poco piacevoli solitamente i necrofori si calano nello scavo senza le adeguate protezioni, magari con addosso solo un camice ed i guanti di gomma.

Tumulazione, estumulazione, traslazione

Questi tre interventi riguardano sempre la movimentazione di feretri costruiti secondo lo schema della doppia cassa

Il loro peso è notevole, perché, aldilà della vasca zincata che nei cofani da seppellire sotto terra non è presente, le assi che formano la cassa sono di legno rigorosamente massello e debbono rispettare spessori piuttosto generosi.

Una bara così concepita può registrare una massa attorno ai 160/180 kg.

I necrofori accusano spesso problemi alla rachide e dolori lombari, dovuti allo sforzo per il sollevamento della cassa, tra molti affossatori e becchini, infatti, è ancora invalsa la brutta abitudine del trasporto a spalla perché questo metodo sarebbe più pratico e rapido rispetto alla precisa procedura da adottare per impiegare correttamente carrelli e montacarichi.

Alle volte, nei nostri cimiteri si assiste a scene surreali o peggio ancora circensi: il necroforo più agile (o… spericolato?), armato di secchio con malta cementizia, paiolo d’acqua e mattoni per tamponare il loculo, deve arrampicarsi sul montacarichi senza alcun dispositivo di trattenimento (cintura di sicurezza) in caso d’improvviso scivolone.

In uno spazio così angusto come il ponteggio su cui sono stati issati le attrezzature, la cassa ed il necroforo intento a murare l’apertura del forno, l’equilibrio è tutto da inventare con movenze feline degne dei migliori acrobati.

Spesso, poi, diventa complicato spingere la bara sino alla parete di fondo della nicchia sepolcrale perché, magari, qualche asperità sul piano del loculo oppure il rullo posto sotto al feretro, per facilitarne lo scorrimento, hanno fatto intraversare la cassa, e così quest’ultima si è incastrata in una posizione così storta da render, a tutti gli effetti, impossibile una scrupolosa chiusura del tumulo secondo le norme di polizia mortuaria.

Ecco allora i necrofori improvvisarsi maldestri scultori, mentre con lime e trapani di fortuna cercano di smussare gli spigoli del cofano per ridurne l’ingombro massimo.

Questo stratagemma è nocivo per almeno due motivi:

1. maneggiare punte taglienti, cutter o lame quando ci si trovi in situazione di precario equilibrio può esser causa di sinistri.

2. intaccare la cassa lignea nelle sue pareti significa anche indebolire la resistenza del feretro stesso all’affaticamento meccanico delle giunture dovuto alla pressione dei miasmi putrefattivi.

Un altro esempio di reale pericolo è rappresentato dalle operazioni di sollevamento, tramite montacarichi, del feretro, degli strumenti da muratore e dell’operatore stesso che completerà le fasi della sepoltura con la tamponatura della tomba.

Il feretro, per facilitarne lo scorrimento in avanti, quando sarà perfettamente allineato con l’apertura del tumulo, viene sistemato su due rulli posizionati agli estremi dell’apparecchio usato per movimentare verticalmente il cofano.

Se i necrofori non hanno la cura di bloccare con particolari accorgimenti i due rulli su cui appoggia il feretro, almeno sino a quando non sia terminato il suo sollevamento, eventuali oscillazioni o improvvisi trasferimenti di peso potrebbero causare la drammatica caduta della cassa sui dolenti che si sono radunati attorno al tumulo per l’ultimo saluto al loro caro scomparso.

Immaginiamo, invece, un’edicola con due file di loculi sovrapposti sino al quinto ordine in altezza e ad apertura laterale sul vestibolo interno (la cassa va infilata dal fianco).

Due operai piuttosto possenti e nerboruti riescono agevolmente a inserire o estrarre una cassa, solo se debbono lavorare tra la prima e la seconda fila di forni.

Per introdurre una cassa su un piano più alto, invece, non ci sarebbe sufficiente spazio, così bisogna necessariamente ricorrere al terribile sollevamento a spalla.

Mentre due affossatori, con la schiena premuta contro il muro per guadagnare qualche centimetro, sollevano il cofano un terzo individuo scivola sotto il fondo e, in posizione centrale, spinge verso l'alto, appoggiando l'immane carico sulla spina dorsale nella tratto compreso tra colo e torace.

La caduta rovinosa, allora, da scale, tra battelli ed impalcature di fortuna è sempre in agguato.

Per raggiungere da terra una quinta fila l'unica soluzione davvero praticabile, anche se a scapito della sicurezza, sarebbe raddoppiare il castello mobile formato da assi e cavalletti.

In altri frangenti la tumulazione è ancora più gravosa: ci sono colombari e cappelle gentilizie in cui i loculi sono disposti ad "L", vale a dire in modo perpendicolare tra di loro, l'apertura delle nicchie, così ha un'ampiezza inferiore alla lunghezza reale delle casse, perché le estremità e gli spigoli del piano su cui deve poggiare la cassa sono interni, ricavati nella spalla del muro.

Occorre allora agire con molta coordinazione, ponendo in essere un movimento combinato e sovrapposto: prima si appoggia la cassa, magari dalla testa, poi si fa ruotare su questo punto d'appoggio l'intero cofano, mentre lo si spinge anche lateralmente.

Da queste considerazioni sulla pericolosità intrinseca alla professione di operatore funebre discende, per le imprese serie, l'assoluta necessità di disporre di personale in regola con tutte le norme assicurative, affinché in caso di malaugurato incidente le colpe non debbano ricadere sul titolare dell'impresa funebre. ( come già successo in diversi casi)

Proprio per rispondere a questa richiesta di legalità ed efficienza sono nate delle società di servizi che, con personale a norma, effettuano per conto delle imprese titolari di un servizio funebre tutte le incombenze sopra descritte rilasciando regolare ricevuta valevole per la detrazione fiscale.

Un moderno impresario , ormai, deve convincersi ad abbandonare per sempre furbate all’italiana, bustarelle e tutti quegli strani espedienti per risparmiare sul costo della manodopera che purtroppo ancora sono diffusi presso molte realtà imprenditoriali, dove i vertici di tali aziende, felicemente incuranti del rischio cui sottopongono sé stessi ed i propri dipendenti, seguitano imperterriti nel loro intento di far quattrini in modo disonesto, ricorrendo sempre più spesso a rapporti di lavoro sottobanco assieme a compensi e pagamenti in nero.

Dobbiamo porci una domanda ormai ineludibile: quando i sindaci dei comuni che, con un colpevole silenzio, autorizzano tacitamente, trasporti irregolari ed operazioni di polizia mortuaria fuori legge, dovessero venire a conoscenza dell'altissimo rischio che corrono, qualora dovesse verificarsi un incidente, anche sotto l'aspetto della responsabilità civile, quale atteggiamento potrebbero adottare nei confronti di quelle imprese che non fossero in grado di documentare la giusta regolarità di esecuzione del servizio in caso di controllo da parte dell'autorita' competente?

Consideriamo ora un altro problema di paritaria importanza.

Funeralia ha sempre mantenuto una linea piuttosto dura contro certe degenerazioni nel tessuto delle imprese, per una volta, almeno, non sarà l'italica imprenditoria funeraria ad esser vittima dei nostri strali: gran parte di quegli abusi, delle pacchiane irregolarità e delle scene surreali da novello teatro dell'assurdo fantozziano di cui spesso si parla su queste pagine avvengono proprio nei cimiteri.

Entro il recinto cimiteriale, la titolarità dei servizi necroforici sorge esclusivamente in capo all'ente locale che garantisce alla cittadinanza queste prestazioni o direttamente tramite i propri dipendenti, o attraverso una ditta appaltatrice del comune.

Dai continui scandali cimiteriali, di cui Funeralia vi offre sempre una precisa cronaca dovremmo, allora, trarre un'amara lezione: i comuni, cui competono le funzioni di regolazione e controllo sull'attività di polizia mortuaria, in diverse occasioni, si sono dimostrati i primi soggetti ad esser “fuori legge”, proprio perché non sanno garantire la piena legalità delle operazioni cimiteriali laddove avrebbero assoluta potestà d’esercizio e di supervisione.